Quando serve un chiropratico?

1 Gen, 2016

Quando serve un chiropratico? E’ questa la domanda che più frequentemente mi viene rivolta. Non ho volutamente scritto “Serve un chiropratico?” perché la risposta la do per scontata. La chiropratica aiuta, sempre! Il quesito da porsi è su quale sia la situazione in cui essa è più indicata. Tutti, animali compresi, possono giovare di questa disciplina perché un sistema nervoso funzionante è basilare per la salute. Il principale effetto di una seduta di chiropratica è infatti quello di migliorare la comunicazione tra il centro e la periferia, dove gli input che informano il cervello di quello che succede dentro e fuori dal corpo viaggiano senza l’interferenza delle sublussazioni. Le sublussazioni sono delle alterazioni della mobilità delle articolazioni. Il chiropratico non solo corregge queste sublussazioni riportando le articolazioni alla loro naturale movimento, ma attiva le muscle spindle cells. Quest’ultime sono dei propriocettori che in  presenza di sublussazioni vengono scarsamente o per nulla attivati.

Senza scendere nei particolari, ho voluto fare un elenco di domande che mi vengono solitamente poste quando parlo di questa disciplina:

  1. Quando serve un chiropratico? 

Ogni terapia ha sia uno scopo preventivo che terapeutico. A scopo preventivo per un soggetto adulto sia bipede che quadrupede è consigliabile una visita chiropratica all’anno per verificare che non ci siano sublussazioni e per migliorare la propriocezione, ridurre il rischio di traumi e di insorgenza di artropatie. Se si parla di soggetti sportivi, è raccomandata dopo periodi di intenso allenamento o gare impegnative o prima di un evento agonistico per migliorare le performance. Sono inoltre sempre più numerose gli articoli e le testimonianze dell’aumento delle difese immunitarie derivante da un trattamento chiropratico. Ormai la medicina moderna ha abbracciato il concetto di PNEI o di equilibrio psiconeuroendocrinoimmunitario, ovvero si è compreso come l’omeostasi sia garantita dal corretto funzionamento di sistema nervoso, endocrino e immunitario. Ogni volta che c’è un’alterazione in uno di questi sistemi ci sono delle conseguenze anche sugli altri poiché il nostro organismo tenterà di tornare all’equilibrio. E un chiropratico sa bene come il sistema nervoso stia in cima al sistema PNEI. Pensate se in un’azienda si togliesse la possibilità di comunicare col telefono o il computer, e impiegati e operai potessero comunicare solo con il passaparola tra un ufficio o un reparto e l’altro senza potersi spostare per una riunione collettiva. Sicuramente vigerebbe la confusione. Il sistema nervoso infatti presiede al funzionamento di tutti gli organi in quanto è il sistema di comunicazione del corpo. Il sistema immunitario fa parte di quei sistemi ed è facile comprendere come da un corretto funzionamento del sistema nervoso dipenda l’efficienza delle difese immunitarie. A scopo terapeutico la chiropratica è utile ogni volta che sia necessario recuperare la mobilità delle articolazioni e risvegliare il sistema nervoso. Dopo dei traumi o delle malattie debilitanti, in caso di artrosi o artriti, ictus o fenomeni ischemici cerebrali, ernie discali, sciatalgie, scoliosi ecc… e l’elenco andrebbe avanti all’infinito. E’ molto più importante definire invece quando non è indicato un trattamento chiropratico. Non è consigliato in caso di fratture recenti, tumori ossei e patologie del midollo osseo.

2.      Che differenza c’è tra un osteopata e un chiropratico?

Tutte e due le discipline si fondano su un approccio olistico alla salute di uomo e animale e pongono l’accento sulla necessità di recuperare un corretto asse muscoloscheletrico ed eliminare i blocchi a livello di colonna vertebrale. L’osteopata si concentra sul favorire la vascolarizzazione di una data area e compie delle manualità a leve lunghe, il chiropratico invece è orientato a modificare gli input nervosi provenienti dalle articolazioni facendo manipolazioni o “adjustment” tramite leve corte. Ora, non conoscendo nel dettaglio l’osteopatia non posso dare ulteriori informazioni, posso solo dire che questi due trattamenti non sono per nulla in antitesi e anzi, mi è capitato di lavorare su pazienti canini ed equini che erano stati o continuavano ad essere in cura da un osteopata. Non c’è infatti alcuna controindicazione e a volte ho trovato gli stessi problemi diagnosticati dal collega osteopata. Ovviamente io ho cercato di risolverli dal punto di vista neurologico. Su internet si capisce come tra osteopati e chiropratici non corra buon sangue forse perché le due discipline sono parenti e il campo di applicazione è il medesimo, per questo si è sviluppata una certa rivalità… Personalmente troverei stimolante avere la possibilità di confrontarmi con un osteopata e discutere i casi trattati da tutti e due ma per ora non sono stata così fortunata nel trovare questo tipo di collaborazione.

3.       A che età si può iniziare ad andare da un chiropratico?

Molti sostengono che alcune sublussazioni si possono verificare già nel canale del parto e quindi sarebbe opportuno far trattare anche i neonati. Pur condividendo quest’opinione io preferisco trattare i cuccioli o i puledri dai sei mesi in su e trovo molto utile trattare i riproduttori per aumentarne la fertilità e le pazienti gravide per facilitare il parto.

4.        Non è pericoloso trattare un paziente con ernia discale?

Partendo dal presupposto che nel momento della visita sarà già stata fatta diagnosi tramite risonanza magnetica e si conoscerà tipo e localizzazioni delle lesioni, il chiropratico lavorerà sul resto della colonna per fare in modo che il problema di ordine biomeccanico che ha portato alla discopatia non si aggravi e porti ad altre recidive, favorendo ancora una volta una corretta trasmissione degli impulsi. Per questo motivo non ci sono rischi anche nel postoperatorio dopo terapia chirurgica. Se si tratta di un’ernia acuta si provvederà prima a sfiammare e poi dopo una settimana circa si potrà andare dal chiropratico senza problemi. Ricordo infine che i dischi intervertebrali si nutrono tramite imbibizione grazie al movimento che fa entrare acqua e nutrienti che altrimenti non giungerebbero in quanto non sono vascolarizzati. Sono usciti diversi articoli di come la chiropratica nell’uomo abbia ridotto i costi sanitari della gestione delle discopatie negli USA ed è pratica assolutamente popolare oltreoceano. Per questo gli americani per primi hanno considerato questo trattamento anche per i propri animali con la consapevolezza che se qualcosa era efficace per loro poteva far stare meglio anche i propri amici a quattro zampe!

5.       Una seduta chiropratica può far male?

Se eseguita correttamente non arreca alcun danno in quanto si opera nel range di movimento dell’articolazione riportandola ad una mobilità fisiologica. In inglese questo concetto è espresso dalla frase “BACK TO NORMAL“. L’unica possibile evenienza e che ci sia un dolore transitorio di durata di un giorno soprattutto quando si rimuovono numerosi blocchi a livello cervicale ma rientra in quel risentimento tipico di chi va in palestra per la prima volta dopo tanto tempo che non ci andava. In seguito ad una sublussazione col tempo anche il connettivo si riorganizza con la formazione di aderenze che si rompono con l’adjustment chiropratico. Ecco perché è possibile vedere i propri animali un po’ più “rigidi” il giorno dopo ma è del tutto normale e si può ovviare a questo con del Rescue Remedy, Arnica o una o due somministrazioni di antidolorifico in base alla situazione.

6.      A chi posso rivolgermi per una visita chiropratica?

Sono abilitati i chiropratici umani accreditati i Doctor of Chiropractic, e si distinguono con la sigla DC dopo il nome (es Dr Fabio Rossi, DC) o veterinari diplomati in una delle tre scuole presenti al mondo di chiropratica animale e accreditate IVCA o AVCA (International Veterinary Chiropractic Association o American Veterinary Chiropractic Association). Esigete sempre il titolo di studio e affidatevi a professionisti perché una seduta di chiropratica eseguita da un operatore senza diploma può essere pericoloso!!!

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