Tomas Teskey workshop

5 Nov, 2015

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Tomas Teskey è un veterinario dell’Arizona che per la prima volta ha tenuto un workshop in Italia lo scorso weekend a Cesenatico organizzato da Franco Belmonte stimato esperto di podologia equina http://www.bitlessandbarefoot-studio.org/ tomas-teskeya cui ho avuto il piacere di partecipare.I temi dell’incontro sono stati:

– La gestione del cavallo e la relazione nel suo complesso
– Etica professionale e avanzamento della ricerca nel campo della podologia equina.
– La testimonianza di un veterinario che ha abbandonato la ferratura, sistema reso non più necessario dalla conoscenza, tecnica e tecnologia dei materiali.
– Tecnica di pareggio per la riabilitazione, pareggio commentato.
– Dissezioni della parte distale del piede equino e riflessioni di biomeccanica
– Odontoiatria. Relazione tra zoccoli e bilanciamento.

Ovviamente su temi così importanti ci sarebbe da discutere per ore, ma quello che mi preme è sottolineare alcuni concetti che mi hanno colpito.

Spesso noi veterinari ci dimentichiamo delle esigenze etologiche e fisiologiche del cavallo e non informiamo abbastanza i proprietari dei vantaggi per la sua salute ottenibili da un management che tenga conto proprio di questi aspetti. Non si parla solo di evitare stress psicologici per l’equino legati al confinamento ma soprattutto di come il movimento sia fondamentale per mantenere sana non solo la sua mente ma anche il suo corpo. Grazie poi alle riflessioni sull’anatomia del piede scaturite dalla parte di dissezione, è risultato chiaro come questo sia costituito da strutture che esprimono al meglio la loro funzionalità col movimento; pensiamo alle cartilagini alari, al fettone e agli altri tessuti molli che con la deformazione elastica della capsula cornea ricevono maggior sangue ed al suo facilitato ritorno nel circuito venoso determinato dal ritorno alla forma e capacità originali; al delicato ingranaggio di lamine e lamelle di epidermide e derma che sono alla base dell’equilibrio dinamico dell’ultima falange all’interno della capsula e del fenomeno dell’elaterio (ovvero la capacità del piede di ammortizzare l’urto con il suolo grazie ad una dilatazione delle sue strutture). Ogni parte ha una sua precisa funzione ed è stata pensata per il movimento. Appare quindi logico pensare che ogni cosa operata dall’uomo per limitare l’elasticità di queste strutture porti ad una perdita di efficienza di questa fantastica macchina… Sarebbe quindi compito del podologo e del veterinario interferire il meno possibile e recuperare al meglio la funzionalità del piede con un lavoro preciso. Certo a volte sono necessari dei presidi per permettere al cavallo di muoversi senza dolore sui diversi terreni, ma quest’ultimi dovrebbero essere studiati in modo da non arrecare danno o peggiorare una patologia. Ad esempio è di pratica comune utilizzare dei ferri con un rinforzo dei talloni per i piedi affetti da laminite. Si pensava infatti che questo servisse ad ovviare al fatto che essendo le lamine della parete del zoccolo infiammate, il cavallo spostasse tutto il peso sui talloni. Con questi ferri aperti in punta si obbliga infatti il cavallo a ridistribuire il peso però su quella parte del piede infiammata che gli provoca dolore, non permettendogli più questo atteggiamento difensivo, o ancor peggio favorendo il distacco della giunzione dermo-epidermica  e la rotazione della falange, per cui dopo i primi giorni di questa nuova ferratura correttiva, non è raro assistere ad un peggioramento della zoppia. Ovviamente questa non vuole essere una demonizzazione degli strumenti correttivi utilizzati fino ad oggi in mascalcia, ma un invito a pensare a delle soluzioni migliori in base ai nuovi strumenti di cui siamo in possesso. E’ curioso come secondo vecchi insegnamenti universitari di biomeccanica la parte del piede che prima dovrebbe toccare il suolo è la punta e questo è quello che si vede in un cavallo ferrato; se però si osserva un cavallo scalzo si nota l’esatto contrario. Anche i tendini flessori subiscono una tensione molto inferiore quando esso appoggia prima i talloni e poi la punta.

Un altro interessantissimo aspetto è stata la relazione tra alimentazione, denti e movimento. In natura il cavallo mangerebbe per la maggior parte del suo tempo pascolando su terreni vasti e selezionando l’erba migliore. Nelle condizioni di cattività in cui è abituato a vivere è invece alimentato con grandi quantità date in pochi pasti. Oltre all’aspetto etologico, vengono ad essere influenzati anche il consumo dentale e la digestione. Capita spesso infatti di trovare cavalli con punte dentali nei molari ma anche con una crescita anomala degli incisivi e alterazione dell’occlusione. Questo risulta evidente quando si mobilizza longitudinalmente la mandibola e si osserva lo scivolamento delle due arcate. Queste possono allontanarsi enormemente (più di 2 mm) quando vi è la presenza di punte sulla parte posteriore, oppure non riuscire a scostarsi o mostrare asimmetrie perché non ugualmente usurati. Il pareggiamento dentale dovrebbe sempre includere gli incisivi. E’ il movimento di prensione e lo strappare l’erba o il foraggio che fa in modo che gli incisivi vengano consumati in modo normale. Per questo motivo diventano sempre più popolari gli slow feeder, dispositivi di diverso aspetto con una rete (con maglie di 2-3 cm) dentro cui viene messo il fieno. Il cavallo per poterlo estrarre è quindi stimolato ad usare gli incisivi nutrendosi lentamente e facendo quei movimenti anteroposteriori con gli incisivi che farebbe in natura. Esso non ha la cistifellea ovvero un organo per contenere le riserve di acidi biliari e a differenza di altri erbivori come i Ruminanti, è abituato a mangiare poco e spesso per digerire meglio. Ecco un altro vantaggio del nutrirlo con fieno ad libitum e in modo che possa consumarlo lentamente. E’ altresì importante posizionare il secchio dell’acqua lontano dalla mangiatoia o dal punto di dispensazione del cibo in modo da stimolarlo ancora una volta a muoversi.

Infine ci tengo a sottolineare come una dentatura sana incida in modo importante sul suo movimento. Esiste una branca della chiropratica che si occupa proprio del sistema stomatognatico e della connessione dell’articolazione temporomandibolare con le vertebre cervicali e quindi con il resto della colonna dorsale. Ricordo che quest’articolazione contiene un numero di propriocettori più elevato di altre articolazioni e che nell’ambito umano non è infrequente trovare persone con problemi di malocclusione o dentali in generale arrivare ad avere sciatalgie o problemi alla colonna e agli arti inferiori. Esistono anche cavalli dove la correlazione tra problemi dentali e podali è impressionante, questo perché il mantenimento dell’equilibrio e dell’asse viene ad essere compromesso con conseguenti problemi di appoggio. Non dimentichiamo anche che nella maggior parte delle discipline equestri si utilizzano dei morsi che vanno ad interagire con la bocca del cavallo e la connettono alla mano del cavaliere, quindi i denti devono essere curati sotto ogni aspetto se si vogliono avere delle buone prestazioni atletiche e non sottoporre il nostro amico a dolori e fastidi.

Concludo dicendo che per avere un cavallo sano occorrono quindi (non in ordine di importanza):

  1. buona alimentazione
  2. movimento
  3. un bravo chiropratico
  4. un bravo podologo

 

 

foto da www.equinesciencesacademy.com

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