Il saddlefitting, tutto quello che avreste voluto sapere ma nessuno vi ha mai spiegato

2 Set, 2018

Il saddlefitting, tutti ne parlano ma quanti veramente sanno cosa significa? Cercherò in questo articolo di spiegare in termini comprensibili tutto quello che avreste voluto sapere ma che nessuno vi ha mai spiegato!

Saddlefitting: tutti ne parlano ma chi ne sa veramente?

Durante i miei studi al college di chiropratica (Options for Animals in Kansas, USA), ho iniziato ad approfondire questo concetto in quanto si rendeva indispensabile per una futura chiropratica veterinaria (quale io ambivo a diventare) capire quali fossero i requisiti per un utilizzo consapevole di uno strumento come la a sella che tutti diamo per scontato. Un chiropratico infatti altro non fa che studiare la biomeccanica del movimento equino e come questa viene influenzata da quella dell’uomo e degli strumenti che egli utilizza nell’equitazione. La finalità ultima di un trattamento chiropratico è d’altra parte il ripristino della mobilità articolare fisiologica per migliorare il funzionamento del sistema nervoso attraverso la stimolazione di input neuromuscolari normali. Di conseguenza qualsiasi cosa perturbi la dinamica corretta del movimento avrà conseguenze a medio-lungo termine che saranno sempre più difficili da trattare senza l’eliminazione della causa scatenante, in tantissimi e troppi casi la “sella sbagliata”.

In questo mio percorso di crescita e studio ho avuto la fortuna di incontrare Stefano Testerini (www.saddlemaker.it) un artigiano di Sansepolcro (AR); Stefano ha aperto le porte del suo laboratorio e, insieme ad altri professionisti del benessere equino, abbiamo iniziato a sperimentare il saddlefitting sul campo per elaborare nuovi prototipi o rivisitare quelli già esistenti per ottimizzare il comfort del cavallo e del cavaliere. Recentemente abbiamo condotto un workshop in merito al Dream Ranch (www.dreamranch.it)

workshop di saddlefitting 02.09.18 presso il Dream Ranch

workshop di saddlefitting 02.09.18 presso il Dream Ranch

Per far meglio comprendere la differenza tra una sella su misura e una sella personalizzata o adattata, il primo esempio che mi viene in mente è quello del vestito da sposa, ovvero un’esperienza che mi ha toccato da vicino! Quando ero in cerca del vestito perfetto andai in diverse boutique e atelier rapita dai modelli più moderni e originali. Tutte le commesse e sarte mi promettevano il fatidico “abito su misura” e ovviamente non facevano che dirmi come ogni abito mi calzava alla perfezione anche quando palesemente non lo era affatto! Dopo lungo peregrinare finii nell’ennesima boutique e ne scelsi uno che ovviamente non era della mia misura (ahimè sono magra e bassina)… La sarta mi misurò e mi promise che me lo avrebbe modellato su misura ma ad ogni prova c’era sempre un’incongruenza tra le misure del vestito e le mie. Quando finalmente era praticamente finito mi accorsi che era bello ma assolutamente scomodo perché quando provai a sedermi era chiaro che facessi fatica a respirare! Purtroppo a nessuno viene in mente di provare il vestito da seduta! Così lo feci nuovamente sistemare. Alla fine il vestito era stato sistemato ma continuava ad avere quei piccoli difetti che fecero sì che io non lo sentissi mio e che dopo il taglio della torta corressi a cambiarmi perché stavo troppo scomoda… Morale della favola? Vestito pagato come fatto su misura quando invece avevano riadattato un modello su di me. Non sapete quanto ho rimpianto la mia storica sarta di paese che negli anni non aveva mai sbagliato una misura o una stoffa perché conosceva le mie forme a memoria…

Con le selle alla fine si compie lo stesso errore perché si da’ per scontato che anche se una sella non è proprio l’ideale per quel cavallo la si può reimbottire o sistemare per migliorarne il saddlefitting oppure basti sempre un buon sottosella. Magari a volte basta un intervento minimo, ma questo succede quando la vestibilità non è troppo disastrosa. Se la sella di partenza non è minimamente conforme alla struttura del cavallo o non permette al cavaliere di mantenere un assetto corretto, non c’è nulla purtroppo che possa migliorare la situazione. E’ a quel punto che si scatenano le discussioni più accese. Non sapete quante volte ho urtato la sensibilità dei proprietari dei miei pazienti equini nel dire che stavano montando con una sella sbagliata anche se l’avevano pagata fior di quattrini o era l’ultimo modello da salto o trekking. Costo ed estetica non sempre coincidono con la funzionalità.

Ora quindi vi chiederete come stabilire se una sella è quindi funzionale/anatomica e quindi il saddlefitting sia corretto. Rimarrete stupiti dalla semplicità dei requisiti basilari. La sella deve essere:

  1. comoda per il cavallo
  2. comoda per il cavaliere
  3. di aiuto a questi per il mantenimento dell’equilibrio
  4. posizionata nel punto corretto in modo da non interferire con i movimenti della scapola e gravare sulle vertebre lombari.

Ora, come molti danno per scontato, il termine sella è sinonimo di arcione e di conseguenza non si può valutare la vestibilità della sella senza prendere in esame la conformità dell’arcione rispetto alla schiena del cavallo (in un certo senso si potrebbe parlare di “saddletree-fitting ovvero vestibilità dell’arcione). Per questo motivo si parte individuando l’arcione inserito nella sella  per capire anche su quali strutture non dovrebbe gravare e quindi il giusto posizionamento nel retroscapola. Quando si realizza una sella su misura è opportuno provare l’arcione nudo in quanto spesso a sella finita è alquanto difficile capire realmente come questo si interfaccia col corpo equino. Inoltre di molte delle selle in commercio è difficile se non impossibile conoscere e riprodurre realmente l’arcione che vi è all’interno. Ovviamente per stabilire l’idoneità dell’arcione è basilare sempre posizionarlo nel punto corretto altrimenti è “come prendere le misure dei pantaloni misurando la circonferenza sotto alle ascelle” (cit. Stefano Testerini). Infine le misure del garrese non sono sufficienti per creare un arcione adeguato in quanto si tratta di un corpo tridimensionale in movimento (vedi il mio vestito da sposa che era troppo stretto se mi sedevo ma largo sulle spalle perché poi mi cascavano le spalline se mi piegavo in avanti!).

Da troppo tempo siamo stati tutti forviati dal concetto che l’arcione distribuisca il peso senza riflettere sul fatto che non è un oggetto speculare al cavallo in quanto non sarà mai perfetto (sia per requisiti tecnici sia per il fatto che lo sviluppo delle masse muscolari del cavallo è sempre in evoluzione), e inevitabilmente finirà per concentrare le pressioni nei punti che tocca per prima.

Possiamo quindi immaginare quali conseguenze una arcione troppo stretto possa causare alla salute del cavallo. Una pressione costante infatti porta ad un’alterazione della circolazione e della sudorazione, associata a infiammazione cronica dei muscoli (trapezio, romboide e serrato dorsale), ma non solo! Il cavallo cercherà di evitare questa pressione spostando il proprio equilibrio con contratture muscolari compensatorie. Solo negli ultimi stadi si arriva alla perdita del pelo con “fiaccatura” (abrasione cutanea) che rappresenta l’ultimo e ed irrimediabile campanello d’allarme per il cavaliere. A quel punto infatti possono già essere subentrati danni non solo ai tessuti muscololegamentosi ma anche a livello osseo con infiammazione e degenerazione del tessuto osseo vertebrale (spondilite e spondilosi). Non attendiamo quindi di vedere una fiaccatura per renderci conto che la sella sta creando dei danni!.

arcione troppo stretto e basso

atrofia del muscolo trapezio

garrese fiaccato

Un arcione troppo basso andrà a pizzicare ripetutamente la cute sopra i processi spinosi (la parte più alta e sporgente delle vertebre) del garrese e a lungo andare può portare a lesioni del legamento nucale.

legamento nucale (porzione funicolare e lamellare) e sopraspinato.

Anche la larghezza tra le barre non deve essere troppo piccola in modo da lasciare spazio alla colonna vertebrale (larghezza ideale tra i 6 e i 10 cm) onde evitare infiammazione dei muscoli latissimus dorsi, ileocostale e fascia toracolombare.

Come già accennato la sella o meglio la sua parte rigida/arcione non deve sovrastare la scapola in quanto questo oltre a limitare il movimento degli arti anteriori porta ad un infiammazione del latissimus dorsi e della cartilagine scapolare. Oltretutto porterà il cavaliere a scaricare male il peso con ripercussioni ancora una volta sulle vertebre lombari che non sono di certo state “fatte” per sostenere il peso di una sella. Purtroppo il 99.9 % delle selle western sono troppo lunghe e quando si cerca di posizionare la sella nel punto corretto la parte più caudale della sella va inevitabilmente ad interferire con l’articolazione sacroiliaca.

Un altro requisito fondamentale è che la sella sia stabile e che non compia movimenti di dondolio o scivolamento costringendo il cavaliere a dover ricercare costantemente l’equilibrio perduto con ovvie ripercussioni sull’equilibrio del cavallo. Ricordiamoci che anche un eccessivo spessore dei sottosella aumenta l’instabilità. Di altrettanta importanza è anche la forma e la posizione del sottopancia che se non idonee andranno a limitare o ancor peggio a danneggiare diversi muscoli tra cui i pettorali e il serrato.

In conclusione, quali sono i campanelli d’allarme di un cattivo saddlefitting?

1.Rigidità e contrattura del trapezio

2.Falcate degli anteriori corte e mancanza di impulso in avanti

3.Atrofia muscolare o alterato sviluppo muscolare

4.Asimmetria sudorazione

5.Alopecia, leucotrichia, tumefazioni

6.Riflesso di sgroppamento

7.Atteggiamenti di insofferenza durante il posizionamento della sella o allo stringere del sottopancia

8.Prestazioni scadenti

9.Fastidio durante la toelettatura

10.insellamento

Non dimentichiamo che un cambiamento dell’attrezzatura deve essere sempre accompagnato da un lavoro di riabilitazione fisica che permetta il superamento delle limitazioni e delle lesioni causate dalla vecchia sella che necessiteranno dei propri tempi di guarigione.

Il cavallo ha un gran pregio per noi e al tempo stesso un gran difetto… è bravo nel non mostrare in modo evidente la propria sofferenza, per questo non dobbiamo mai sottovalutare il minimo segnale di disagio!

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