L’ernia discale nel cane: la storia di Tommy

3 Feb, 2019

L’ernia discale nel cane è un patologia purtroppo molto frequente in questa specie e oggi ve ne parlerò attraverso la storia di Tommy. Tommy è un maschio di chihuaha di 11 anni che si è presentato alla visita chiropratica in quanto in seguito alla patologia discale era diventato tetra paretico ormai da due mesi (cioè affetto da una paralisi di tutti e 4 gli arti).  La proprietaria riferiva che da almeno 6 anni Tommy presentava cifosi (incurvamento della schiena)

L’ernia discale nel cane: atteggiamento di cifosi in un bassotto, una delle razze predisposte alla patologia discale (tipo I)

e rigidità nel movimento soprattutto a carico dei posteriori. Per diverso tempo tale atteggiamento è stato attribuito alla lussazione bilaterale della rotula e quindi a problemi ortopedici. 5 anni prima era stata eseguita  una visita neurologica risultata negativa per deficit neurologici. Un mese prima della visita chiropratica è sopraggiunta la progressiva tetra paresi non deambulatoria ma con conservazione della minzione e defecazione volontaria.

L’ernia discale nel cane: Referto neurologico di Tommy

Inizialmente era stata eseguita terapia analgesica e antinfiammatoria senza alcun miglioramento e quindi eseguita RMN rachide cervicale che ha evidenziato: nel tratto di rachide compreso tra C1 e C6 tutti i dischi risultano disidratati. Presenza di
materiale discale estruso dorsalmente al disco intersomatico C4-C5, in sede endocanalare mediana
paramediana destra, con marcate compressione e dislocazione dorsolaterale sinistra del midollo spinale. (..) Protrusioni
discali mediane C2-C3, C3-C4, C5-C6 e C6-C7, responsabili di discreta compressione del midollo spinale (di
grado marcato su C5-C6). Diffusa spondilosi ventrale (fusione dei corpi vertebrali

L’ernia discale nel cane: ecco un immagine della RMN di Tommy

nel tratto indagato.>>. La proprietaria sottolinea il fatto che il peggioramento è stato progressivo e che non ha mai riportato episodi di dolore evidente o rigidità del collo. La proprietaria non era convinta di optare per la terapia chirurgica (per l’età di Tommy e perché non le avevano garantito una buona prognosi) e per questo ha voluto valutare la terapia conservativa e l’approccio chiropratico.

Radiografia del tratto cervicale di Tommy in cui si evidenzia spondilosi (parziale fusione dei corpi vertebrali) delle vertebre C5, C6 e C7

Prima di capire come si può gestire in modo conservativo la patologia discale vediamo più nel dettaglio questa patologia. Il disco intervertebrale del cane ma anche delle altre specie (compresa quella umana) è formato da un nucleo polposo contenuto da un anello fibroso.

L’ernia discale nel cane: da sx disco intervertebrale normale, nel centro discopatia di tipo Hansen I e infine a dx discopatia di Hansen II

Alcune razze vengono definite condrodistrofiche ovvero presentano alterazioni del tessuto fibrocartilagineo e quindi soggette ad una degenerazione della cartilagine dell’anulus fibroso. Queste razze sono ad esempio tutte quelle con schiena lunga e zampe corte ad esempio il Bassotto ma anche il Carlino, il Bouledogue francese e il Beagle. In questi cani in giovane o media età (tra i 3 e i 7 anni statisticamente) accade che in seguito a movimenti esagerati della colonna o in seguito ad instabilità il nucleo polposo fuoriesce come la crema dall’interno di un krapfen, andando di conseguenza a comprimere il midollo spinale sovrastante interferendo con la conduzione degli impulsi nervosi (patologia discale di tipo Hansen I). In queste razze la chiropratica rappresenta un importante strumento preventivo in quanto in seguito alle manipolazioni si può migliorare la mobilità delle articolazioni intervertebrali. Ed è proprio grazie ai fisiologici movimenti della colonna che il disco intervertebrale e nello specifico il nucleo polposo (costituito principalmente da polisaccaridi che trattengono acqua) riesce ad imbibirsi ed assorbire per osmosi i liquidi. Se questo non accade il disco tende a seccarsi e a perdere la sua elasticità e quindi capacità di ammmortizzazione. Si comprende quindi come ripristinare la mobilità significhi nutrire i dischi intervertebrali che ricordo sono privi di vasi e di irrorazione sanguigna. Inoltre la colonna vertebrale è da concepirsi come una catena di anelli che devono tutti muoversi fisiologicamente evitando la scarsa mobilità o il suo eccesso; può accadere infatti che un segmento diventi ipermobile e instabile per compensazione di un tratto che invece si muove poco, in una sorta di effetto domino!

I cani invece non condrodistrofici possono essere soggetti a patologia discale di tipo Hansen II in cui si assiste ad una degenerazione di tipo fibroso con shift del nucleo e del suo materiale. Anche in questo caso la conseguenza è una compressione del midollo con alterazioni di tipo neurologico che saranno diverse a seconda della localizzazione della lesione.

Nel caso di Tommy si può parlare di discopatia di tipo Hansen I dove sicuramente erano presenti alterazioni biomeccaniche da diverso tempo e sintomi si sono presentati quando la compressione sul midollo derivante dal materiale erniato è diventata importante tanto da alterare la propriocezione (percezione della posizione e del movimento degli arti nello spazio senza l’ausilio della vista) e i riflessi spinali con paralisi in tutti e 4 gli arti poiché tale lesione è craniale alla seconda vertebra toracica.

All’esame chiropratico Tommy si presentava in decubito laterale con incapacità di mantenimento di quello sternale, nonché dolore all’estensione del rachide cervicale e alla flessione laterale a sinistra; deficit propriocettivo arto anteriore e posteriore sinistro; deficit riflesso flessorio arto anteriore e posteriore sinistro; normali invece erano gli altri riflessi. Si è consigliata quindi a casa stimolazione del riflesso flessorio e applicazione dello spazzolino elettrico negli spazi interdigitali unitamente alla stimolazione anche della sensibilità dell’anteriore sinistro attraverso l’applicazione di un elastico ed esercizi di Passive Range of Movement o di mobilizzazione passiva di tutti gli arti. Nell’ambito della seduta chiropratica è stata fatta la sola motion palpation del tratto cervicale mentre sono stati trattati i blocchi presenti a livello di base del sacro, bacino e quinta e decima vertebra toracica e ultima lombare. La proprietaria ha dapprima registrato un aumento dell’irrequietezza di Tommy che ha iniziato a leccarsi le zampe. Quest’ultimo fenomeno post trattamento è auspicabile in quanto spesso è associato ad una ripresa della sensibilità e si presume che questa venga avvertita come un formicolio da parte del cane.

Dopo quasi una settimana da questo primo trattamento Tommy ha iniziato a tentare di alzarsi se stimolato a seguire la cuccia (da cui tendeva a non allontanarsi mai quando stava bene!). E’ stato dopo la seconda seduta (a distanza di 7 giorni dalla precedente) che Tommy ha iniziato a camminare con andatura spinale (un po’ a base larga, la lussazione bilaterale delle rotule non lo aiuta di certo). Era stato proposto un terzo trattamento ma la proprietaria per sopraggiunti impegni non ha potuto portare il cane alla visita anche se due mesi dopo ha confermato che lui sta ancora alla grande ed è tornato alla sua vita normale! Come ricordo ai proprietari dei miei pazienti, la presenza della sensibilità al dolore profondo è un fattore pronostico importante ma da solo non basta a capire prima di un trattamento quale può essere la risposta alla manipolazione chiropratica. Il sistema nervoso ha capacità di guarigione che sono tutt’ora un mistero soprattutto per quanto riguarda le tempistiche. Da un’immagine diagnostica si può vedere una lesione ma capire la funzionalità residua o in che misura ci potrà essere un suo recupero nel processo di riabilitazione è molto difficile. La chirurgia di certo permette di eliminare il materiale erniato e di allargare lo spazio a disposizione del midollo spinale (attraverso la resezione di una parte della vertebra definita emilaminectomia) ma poco o nulla si sa sulla conducibilità degli impulsi nervosi di quel tratto soggetto a lesione. Il quadro clinico permette di valutare alcuni aspetti e monitorare l’andamento. Ricordo che la chiropratica e la riabilitazione sono importanti sia a scopo preventivo e terapeutico ma non sono in antitesi con la terapia chirurgica che rappresenta comunque il trattamento di elezione per la discopatia nel cane di tipo I (per la II il discorso è un po’ più complesso…). La chiropratica può infatti giocare un ruolo importante nel percorso di recupero postoperatorio e soprattutto per scongiurare le recidive.

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