Il dolore lo conosciamo tutti ma di propriocezione si parla ancora poco soprattutto nell’ottica del trattamento del dolore e nella prevenzione degli infortuni. Vediamo insieme che cos’è la propriocezione, gran alleata del benessere dei nostri animali e cosa ha a che fare con il dolore o la nocicezione (percezione del dolore).

Quando parliamo di dolore o propriocezione, ci riferiamo a due sistemi sensoriali ovvero meccanismi che permettono al centro (cervello e midollo spinale) di sapere cosa accade in periferia.

La propriocezione è definita come l’insieme delle funzioni deputate al controllo della posizione e del movimento del corpo senza l’ausilio della vista, sulla base delle informazioni rilevate da recettori periferici denominati propriocettori (dizionario medico Treccani). Un recettore è un neurone (cellula del sistema nervoso) con un’estremità dendritica (cioè ramificata) in grado di registrare delle variazioni dell’ambiente interno o esterno. I recettori in generale possono essere attivati da uno stimolo sensoriale o sensazione (pressione, vibrazione, temperatura ecc) che viene percepito come energia e convertito in impulso neuronale.

I propriocettori sono dei recettori meccanici sensibili al movimento e comprendono due tipi di recettori:

  • recettori per la propriocezione generale localizzati in tutto il corpo a livello di muscoli, tendini ed articolazioni,
  • i recettori per la propriocezione speciale localizzati nel labirinto dell’orecchio interno.

Il sistema sensoriale propriocettivo si compone di due vie, una riflessa ed una cosciente. La via riflessa segmentale trasmette le informazioni propriocettive al cervelletto mentre quella cosciente le trasmette alla corteccia cerebrale. Le informazioni così vengono elaborate e danno luogo a riflessi o movimenti coscienti volti al mantenimento della corretta postura e a contrastare la forza di gravità.

Il dolore e la propriocezione nei piccoli animali

Uno dei più importanti propriocettori: il fuso neuromuscolare

Il dolore non è una modalità sensoriale come ribadito da Alexander de Lahunta <<non si procura ad un paziente del dolore e non si testa il dolore. Quello che si testa è la nocicezione>>. La nocicezione è la risposta dell’organismo ad uno stimolo dolorifico mentre il dolore in senso stretto è la risposta soggettiva del cervello alla stimolazione dei nocicettori (ovvero i recettori attivati da tale stimolo). Lo stimolo dolorifico è di intensità pari al livello potenzialmente distruttivo per i tessuti e per questo motivo la nocicezione ha un significato protettivo. La nocicezione si riferisce ai seguenti passaggi:

  • lo stimolo dolorifico viene percepito dal nocicettore (recettore del dolore) (trasduzione)
  • lo stimolo viene convertito in impulso nervoso che viaggia lungo le fibre nervose per raggiungere il midollo spinale (parte del sistema nervoso centrale all’interno del canale vertebrale) (trasmissione)
  • l’impulso nervoso subisce una modulazione nella sua trasmissione a livello sinaptico e si possono attivare alcuni riflessi volti a proteggere il corpo dall’iniziale insulto (ad esempio se stringiamo con una pinza un dito otteniamo la flessione riflessa dell’arto che permette di sottrarsi allo stimolo dolorifico, idem se avviciniamo la mano ad una fiamma immediatamente retraiamo il braccio e così via)
  • L’impulso infine viaggia dal corno dorsale del midollo spinale e si sposta sul lato opposto per raggiungere il talamo e la corteccia dove viene percepito a livello cosciente (percezione).

Nel 1965 Ronald Melzack e Patrick Wall formularono per primi la cosiddetta “teoria del cancello” secondo cui già a livello di midollo spinale si realizza un meccanismo di controllo del dolore di tipo inibitorio. Sono infatti presenti delle fibre nervose A-β ad ampio diametro attivate da stimoli meccanici che inibiscono la trasmissione degli stimoli dolorifici (diametro quindi più grande delle fibre A-δ e C che veicolano gli stimoli algici). In questo modo si forma una specie di cancello che impedisce agli impulsi nervosi generati dagli stimoli nocicettivi di essere trasmessi oltre e di essere percepiti dal cervello. Il cancello si aprirà agli impulsi algici solo quando i segnali nocicettivi sono in numero tale da “avere la meglio” su quelli meccanici. Questo fenomeno spiega come ad esempio sfregare una parte lesa (come quando sbattiamo una mano o un piede contro un oggetto) allevi il dolore, perché così facendo attiviamo i meccanocettori presenti sulla cute e attiviamo le fibre A-β inibitrici della trasmissione del dolore al cervello. Anche molecole come gli oppioidi endogeni, adenosina, noradrenalina, dopamina e acido gamma amminobutirrico (GABA) hanno un ruolo nell’inibizione della trasmissione. Inoltre dispositivi come la TENS (Transcutaneous electrical nerve stimulation), il kinesiotaping e alcune tecniche fisioterapiche (la chiropratica come tecnica manuale e tecniche strumentali quali) sono in grado di ridurre la trasmissione degli impulsi algici proprio grazie a questo fenomeno in quanto stimolano i meccanocettori e di conseguenza le fibre A-β.

I meccanocettori quindi rispondono alle stimolazioni propriocettive (stiramento, compressione dei tessuti connettivali, modificazioni della postura e del movimento). Tra questi abbiamo:

  • le “muscle spindle cells” o fusi neuromuscolari, recettori specializzati del sistema muscoloscheletrico e si attivano in caso di stiramento del tessuto muscolare
  • i recettori tendinei del Golgi che si trovano invece nei tendini vicino alle giunzioni muscolotendinee e rispondono ai cambiamenti di tensione quando il muscolo è contratto
  • i recettori delle capsule articolari che trasmettono infine informazioni relative al movimento e alla posizione delle articolazioni in base allo stiramento della capsula delle faccette articolari.

La stabilità di una articolazione è determinata dalla frequenza di attivazione dei propriocettori. Quando quest’ultimi vengono normalmente attivati le articolazioni sono stabili e si adattano alle sollecitazioni alle quali sono sottoposte. Quando invece tali input propriocettivi vengono ad essere alterati si può avere un’ipertonicità muscolare, oppure una diminuzione di attivazione dei propriocettori (ad esempio quando un’articolazione diventa poco mobile e quindi quest’ultimi non vengono stimolati). SI può verificare anche il contrario, cioè che un alterato tono muscolare determina un’alterazione del movimento articolare. Di conseguenza l’articolazione diventa instabile e aumenta il rischio di trauma o lesione alla stessa.

Capiamo quindi come la propriocezione sia di vitale importanza per il mantenimento di postura e movimento fisiologici, e la modulazione del dolore. Per tale motivo tutte le tecniche volte a stimolare questi circuiti nervosi sono impiegate nella riabilitazione post infortuni o chirurgie per impedire la recidiva e gestire il dolore, sia nella prevenzione e nella preparazione atletica. Nelle patologie croniche soprattutto dell’apparato muscoloscheletrico e nervoso è d’obbligo la stimolazione propriocettiva, come anche nei pazienti animali anziani che hanno un generale decadimento delle funzioni nervose con l’età.

Il dolore e la propriocezione nei piccoli animali

percorso propriocettivo

E’ importante stimolare la propriocezione già da cucciolo, fornendo un ambiente sicuro e stimolante dal punto di vista sensoriale offrendo superfici di tessitura, consistenza e stabilità diversa. Più efficientemente il cucciolo svilupperà questa funzione, più il suo apparato muscoloscheletrico si svilupperà in modo armonico e lo stesso avrà più consapevolezza del suo movimento nello spazio. Questo aspetto è importantissimo soprattutto se il cucciolo verrà destinato ad attività sportive. Come già accennato, oltre ad esercizi e circuiti propriocettivi (che invito gli allevatori e i proprietari di animali a conoscere e utilizzare), sono disponibili anche tecniche fisioterapiche soprattutto manuali che permettono di stimolare tali recettori (soprattutto i fusi neuromuscolari) e anche migliorare la postura e la mobilità articolare ridestando i circuiti che in caso di alterata mobilità non venivano più attivati. In questo campo sicuramente la chiropratica attraverso la manipolazione e il ripristino mediante essa della mobilità, è di enorme aiuto sia a scopo preventivo che terapeutico.

Il dolore e la propriocezione nei piccoli animali

trattamento chiropratico

La propriocezione e il dolore nei piccoli animali (ma non solo!) sono due entità collegate e permettono al nostro organismo di mantenere un equilibrio funzionale allo stato di salute e benessere. La prima modulando il secondo, e il secondo proteggendolo da ulteriori danni ai tessuti. Esistono casi in cui si sviluppano circuiti aberranti in cui gli stimoli nocicettivi diventano “fuori controllo” ad esempio in caso di dolore cronico persistente o neuropatico… ma ne parleremo nei prossimi articoli!

Bibliografia:

Zink M. C., Van Dyke J. B.il dolore e la propriocezione

Canine Sports Medicine and Rehabilitation

Bockstahler B., Wittek K., Levine D., Maierl J., Millis D.

Essential Facts of Physical Medicine, Rehabilitation and Sports Medicine in Companion Animals

de Lahunta A, Glass E.

Neuroanatomia e neurologia clinica veterinaria